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mercoledì 26 gennaio 2011

I GIORNI DELLA MERLA

L’opera qui sopra è di Gysbrecht Leytens

SI AVVICINANO I GIORNI DELLA MERLA

Tanti anni fa chiesi a mia nonna, come facevo sempre quando non sapevo qualcosa: perchè questi giorni si chiamano così? 
Mi fu raccontata una bella favola che oggi  ritrovo in rete e che mi aiuta  in questo mio scritto, perchè i ricordi, oggi,  sono un po' sfocati, pressapoco  la storia è questa... 

In quel tempo remoto,  il mese di gennaio aveva solo 28 giorni e i merli erano bianchi.    

Successe allora che una merla, che aveva patito  molto freddo ed avesse anche molta fame, (aveva tirato la cinghia per tutto il mese di gennaio)  restandosene accovacciata nel suo nido per proteggere se stessa e i suoi piccoli dal pericolo di morire assiderati, questa povera madre malnutrita, intirizzita e sfinita dai patimenti, svegliandosi la mattina del 28 gennaio ebbe una folgorazione: quello era l'ultimo giorno del mese più freddo e impietoso dell'anno, già l'indomani, con l'inizio di febbraio sarebbero tornate le speranze di una vita più facile, si sarebbe andati incontro ad una tiepida e profumata primavera.
In preda ad una incontenibile gioia, aiutata anche da qualche raggio di sole, la merla raccolse a sè  le ultime forze rimaste e volò  gridando tutta la sua contentezza per la fine di quel mese ingeneroso che doveva lasciare il posto a nuove speranze e nuovi  voli.
Resa ardita dalle felicità, la merla prese a sbeffeggiare senza ritegno il mese di gennaio che era ormai agli sgoccioli.
Il mese di gennaio, disturbato nei suoi preparativi di partenza dalle grida acute della merla, si fece attento e ascoltò con irritazione sempre più viva gli insulti che la merla gli lanciava, si offese così tanto che chiese in prestito  3 giorni in più al mese di febbraio e nei giorni 29, 30 e 31, scatenò il freddo più pazzesco di tutto l'inverno, impegnandosi ben bene che non mancasse la neve e il ghiaccio e il freddo vento di tramontana etc.. Tutto il paesino fu ben presto avvolto dalla morsa del freddo e fu costretto ancora una volta a richiudersi in casa presso i camini accesi.

La povera merla, che aveva per casa solo un nido di sterpi su di un pino, fu costretta a lasciare il suo posto e ad avvicinarsi il più possibile ai comignoli delle case, da cui usciva il tepore del fumo.  Il tepore, sì, ma anche la nera fuliggine, che in poco tempo si depositò sul nido e sui suoi abitanti, tingendoli tutti di nero.
Ed è per questo, che da allora, il mese di  febbraio ha 28 giorni (gennaio si è dimenticato di restituirli)  ed i merli sfoggiano un bel  piumaggio corvino. 






POESIA DI TRILUSSA AL MERLO

La poesia
Appena se ne va l'urtima stella
e diventa più pallida la luna
c'è un Merlo che me becca una per una
tutte le rose de la finestrella:
s'agguatta fra li rami de la pianta,
sgrulla la guazza, s'arinfresca e canta.
L'antra matina scesi giù dar letto
co' l'idea de vedello da vicino,
e er Merlo furbo che capì el latino
spalancò l'ale e se n'annò sur tetto.
- Scemo! - je dissi - Nun t'acchiappo mica...-
E je buttai du' pezzi de mollica.
- Nun è - rispose er Merlo - che nun ciabbia
fiducia in te, ché invece me ne fido:
lo so che nu m'infili in uno spido,
lo so che nun me chiudi in una gabbia:
ma sei poeta, e la paura mia
è che me schiaffi in una poesia.
È un pezzo che ce scocci co' li trilli!
Per te, l'ucelli, fanno solo questo:
chiucchiù, ciccì, pipì... Te pare onesto
de facce fa la parte d'imbecilli
senza capì nemmanco una parola
de quello che ce sorte da la gola?
Nove vorte su dieci er cinguettio
che te consola e t'arillegra er core
nun è pe' gnente er canto de l'amore
o l'inno ar sole, o la preghiera a Dio:
ma solamente la soddisfazzione
d'avè fatto una bona diggestione.
(Trilussa)