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lunedì 16 maggio 2011

IL POZZO DI SAN PATRIZIO - ORVIETO

SEMPRE PARLANDO DEL 17 MARZO E DI SAN PATRIZIO



Una storia  a sé stante è quella del Pozzo di S. Patrizio, entrato da secoli a far parte dell’immaginario comune come metafora di infinita ricchezza.
Da cosa nasce questa immagine? 
Secondo una leggenda medioevale, il cosiddetto pozzo di san Patrizio era una caverna molto profonda che si trovava su un isolotto del Lough Derg, nell’Irlanda nord-occidentale.
Qui San Patrizio era solito ritirarsi in preghiera e si narra che Cristo gli aveva indicato la caverna per far vincere l’incredulità dei fedeli poco convinti a proposito delle pene dell’aldilà: chi fosse riuscito a raggiungerne il fondo, superando una serie infinita di prove, avrebbe ottenuto la remissione dei peccati e l’accesso a un luogo di delizie e infine al Paradiso.
L’isola del Lough Derg è meta di moltissimi pellegrini ancora oggi, ma la grotta fu chiusa nel 1457 per ordine di Papa Alessandro VI.



qui San Patrizio avrebbe trascorso, secondo la tradizione, quaranta giorni di preghiera e digiuno. Nel periodo dei pellegrinaggi (tra giugno e agosto), l’isola è accessibile solo ai fedeli, che vi soggiornano per tre giorni e tre notti, cibandosi solo di the e toast.                           



BENE, QUI FINISCO CON IL DISCORSO IRLANDESE  ED INIZIO CON ORVIETO
                    
                           
Sull'entrata la scritta 


"QUOD NATURA MUNIMENTO INVIDERAT INDUSTRIA ADIECIT"  
("ciò che non aveva dato la natura, procurò l'industria") 

L'ingegno umano, capace di colmare le carenze della natura.     


Il pozzo di San Patrizio venne costruito dopo il 1527, il progetto fu affidato ad Antonio da Sangallo il Giovane, architetto di fiducia  di Papa Clemente VII, che si era rifugiato nella città di Orvieto per sfuggire ai Lanzichenecchi.

Il Pontefice fece costruire diversi pozzi affinché alla città non mancasse l'acqua in caso di invasione.


Per trasportare l'acqua in superficie, affinché le bestie da soma non si scontrassero salendo e scendendo l'Architetto inventò una struttura a doppia elica, disegnò una doppia scala a chiocciola composta da 248 scalini a rampa che girano intorno ad un cilindro profondo circa 53 metri.


Il pozzo è illuminato ed aerato da 70 finestroni.
Sul fondo  un ponte in legno  permette di attraversare il pozzo, nel quale il livello dell’acqua si mantiene costante grazie ad un emissario che fa defluire l’eventuale eccesso.

www.alvarophoto.com

Clemente VII non vide mai realizzata l'opera, che fu portata a termine da Simone Mosca nel 1543, quando sul soglio pontificio sedeva Paolo III.


Il pozzo della Rocca (questo era il suo nome in principio), fu riconosciuto come una delle meraviglie di Orvieto e divenne presto un'attrattiva per i viaggiatori, ma soltanto nell'Ottocento assunse la denominazione proverbiale di Pozzo di S. Patrizio, quando la rocca aveva perduto la sua funzione militare.
Il nome del Pozzo non ha alcuna attinenza con personaggi del luogo, ma fa riferimento all'abisso irlandese dove era solito pregare San Patrizio. Durante la costruzione del pozzo, vennero ritrovati numerosi reperti archeologici risalenti all’epoca degli Etruschi.